Territorio

Carta geologica

Carta geologica semplificata dei terreni della Formazione gessoso-solfifera (Messiniano, Miocene superiore) nel Piemonte centro-meridionale (da F. Sacco, 1886; 1887; 1889-1890; 1922; Boni A. (edt.), 1969; 1970; modificate) 5 o 6 milioni di anni fa (geologicamente il periodo viene detto “Messiniano”) il Mar Mediterraneo, rimasto isolato dalle acque oceaniche, fu soggetto a un’intensa evaporazione: si formarono così estese pozze salmastre in cui si depositarono, a più riprese, grosse quantità di sali. Questi depositi evaporitici sono composti in gran parte da ammassi gessosi: sono molto abbondanti in Italia e distribuiti soprattutto lungo l’Appennino, dal Piemonte alla Sicilia. In particolare la loro distribuzione forma una fascia quasi senza soluzione di continuità che va dalla zona delle Langhe fino al territorio romagnolo-marchigiano: è la cosiddetta “vena del gesso” che, nei pressi di Brisighella (RA), emerge con un imponente rilievo gessoso che si è da poco guadagnato il riconoscimento di 59° sito UNESCO italiano. In altre zone dell’Italia il gesso è non meno abbondante, ma affiora con maggiore discontinuità e, quindi, in maniera meno spettacolare. Accade, per esempio, nelle colline del Monferrato dove l’estrazione di questo materiale è sempre stata molto frequente: in passato si potevano contare centinaia di cave a conduzione familiare, “attività economica non trascurabile, integrativa della spesso precaria economia della piccola proprietà contadina”. La mappa evidenzia in giallo i terreni della formazione gessoso-solfifera (corrispondenti, appunto, ai sedimenti evaporitici del Messiniano) e, in rosso bruno, le lenti di gesso individuate dagli studi geologici. Possiamo con tranquillità dire che le lenti segnate in mappa sono ampiamente per difetto: molte di più - e ignote agli studi - dovettero essere quelle individuate nei secoli passati dai contadini durante lo scavo dei loro terreni, trasformate in piccole cave da cui estrarre blocchi di pietra.

gesso

Con il nome “gesso” – che deriva dal latino gypsum e dal greco γύψος (gýpsos) – si può indicare sia un materiale polveroso di colore biancastro, sia un minerale tenero (ossia facilmente scalfibile) composto da solfato di calcio biidrato (CaSO4 unito a due molecole di acqua). In natura si può presentare sotto forma di cristalli (a volte traslucidi, tanto che nell’antichità potevano essere usati a mò di vetro) e aggregato ad altri composti come argille, marne e zolfo. Le pietre da gesso, da sempre, sono state utilizzate sia in forma di grossi blocchi da costruzione (per fare un esempio attuale le due torri di Bologna, così come tanti edifici del centro storico della città, sono costruite di blocchi di gesso), sia per la cottura e la macinazione che ne determinano la trasformazione in polvere legante a presa rapida utile in edilizia e nelle belle arti: la cottura a basse temperature (inferiori a 200° C) permette l’eliminazione parziale o totale delle molecole d’acqua che, successivamente reintrodotte nell’impasto, consentono la reversibilità del processo ovvero un nuovo indurimento del materiale (detto appunto “presa”, più o meno rapida a seconda della temperatura di cottura della pietra). Queste ultime operazioni, relativamente semplici, un tempo venivano realizzate anche su piccola scala, nelle famiglie contadine: individuata la formazione gessosa nel terreno, si “coltivavano” piccole cave da cui la pietra poteva essere estratta, spaccata in pezzi, cotta in fossi o fornaci rudimentali e infine macinata a pietra (spesso con l’aiuto di un asino) e insaccata. Gli avanzi di lavorazione tornavano utili come fertilizzante dei terreni.